Linea editoriale

Le regole che ogni articolo qui deve superare: fonti vive, un limite dichiarato, un grado di certezza dichiarato e un registro pubblico delle correzioni.

Published 7 min read

Ogni articolo di questo sito deve superare le regole qui sotto prima di essere pubblicato. Le applica uno script dentro la build, non le buone intenzioni, perché la versione precedente di questo sito aveva ottime intenzioni e un validatore che si poteva soddisfare con del testo inventato.

Le Stanford Guidelines for Web Credibility (Fogg, maggio 2002) mettono «rendi facile verificare l’accuratezza delle informazioni del tuo sito» al primo posto su dieci ed «evita gli errori di qualunque tipo, per quanto piccoli possano sembrare» al decimo. Questa pagina è il mio tentativo di rendere meccanici entrambi.

1. Ogni articolo porta con sé un elenco di fonti

Non una bibliografia di cose che ho letto. L’elenco dei documenti precisi che sostengono le affermazioni precise contenute in quell’articolo, ciascuno con titolo, editore, URL e data in cui l’ho letto. L’elenco è visibile sulla pagina.

2. Ogni URL delle fonti viene controllato dalla build

Gli URL delle fonti stanno nel front matter dell’articolo. A ogni build, scripts/check-sources.mjs li richiama uno per uno. Se anche uno solo non risponde con HTTP 200, la build fallisce e il sito non viene pubblicato. Vale la pena dire il meccanismo per esteso, così può controllarlo: il checker è il primo passo di scripts/build.sh, e scripts/build.sh è il comando di build di Cloudflare Pages, quindi un’uscita diversa da zero annulla il deploy prima che venga generato qualsiasi file. L’esecuzione su GitHub Actions è una copia dello stesso script, non il cancello.

È di proposito un controllo contro l’internet vera e non contro la mia prosa. Il validatore della vecchia pipeline pretendeva «almeno un numero e due entità nominate» per post e, per decidere se il post passava, leggeva soltanto il testo generato da sé stessa. Un modello può sempre produrre un numero e due nomi. Non può produrre un URL che risponde.

Che cosa dimostra e che cosa non dimostra. Dimostra che a quell’indirizzo, al momento della build, esisteva un documento. Non dimostra che quel documento dica ciò che io sostengo, e nessun controllo automatico può farlo: il caso più netto è la pagina delle certificazioni, perché un URL di verifica Coursera risponde HTTP 200 per qualunque stringa gli si metta dopo, compreso un codice inesistente. Un link che si apre è quindi un pavimento, non una prova. Sopra quel pavimento il lavoro è manuale: cito la fonte alla lettera quando la formulazione è determinante, indico editore e data di consultazione perché lei possa ritrovare lo stesso documento, e lo leggo per intero prima di citarlo. La regola 7 qui sotto è che cosa succede quando sbaglio proprio in quel punto.

Il decadimento dei link è una conseguenza reale di questa regola: un articolo può far fallire la build mesi dopo che l’ho scritto, perché un editore ha spostato una pagina. Quando succede, riporto la citazione su una copia archiviata o su una nuova fonte primaria; se non esiste né l’una né l’altra, rimuovo l’affermazione invece di lasciarla appesa.

3. Nessun dato numerico esce senza una fonte primaria

Se su questo sito compare un numero, viene dall’organizzazione che l’ha prodotto. Non da un articolo di blog che cita un altro articolo di blog. Non dal riassunto di uno studio: dallo studio, dal bilancio, dalla documentazione o dal dataset.

Vietati senza eccezioni, perché qui dentro sono comparsi tutti:

  • «Gli studi dimostrano», «la ricerca suggerisce», «gli esperti concordano», o qualunque affermazione senza un autore attribuibile.
  • «Source: Internal Analysis» e ogni sua variante. Non esiste nessuna analisi interna. Su questo dominio 180 dei 739 articoli in inglese ne citavano una.
  • Tabelle di metriche prima-e-dopo attribuite ad aziende senza nome. Ne portava una 470 di quei 739 articoli.
  • Prezzi, elenchi di funzionalità o valutazioni inventati per fornitori indicati per nome.
  • Dati strutturati AggregateRating o Review su prodotti di terzi.

4. Nessuna metrica sul mio lavoro

Non pubblico tassi di conversione, cifre di fatturato, numeri di traffico o percentuali di crescita provenienti dal mio lavoro dipendente o da incarichi per clienti.

Per due motivi. I risultati commerciali del mio lavoro non sono miei e non sta a me pubblicarli. E anche se lo facessi, lei non potrebbe verificarli: un numero privato e inverificabile è esattamente il tipo di affermazione che ha reso inutile il vecchio sito, e vestirlo con un grafico non lo sistemerebbe. Dove un’affermazione sul mio lavoro sarebbe la cosa naturale da scrivere, o cito qualcosa di pubblico oppure la lascio fuori.

5. Ogni articolo dichiara i propri limiti

È un campo obbligatorio, stampato sulla pagina. Una frase che dice che cosa l’articolo non copre, che cosa non ho potuto verificare o dove è più probabile che mi sbagli. Un articolo che non sa nominare i propri limiti non è stato pensato abbastanza a fondo per essere pubblicato.

6. Ogni articolo dichiara un grado di certezza

Uno di tre. Il valore è impostato nel front matter dell’articolo come reading_confidence ed è stampato nella riga dei metadati in cima alla pagina, accanto alla data. Il valore nel front matter è quello canonico; la frase accanto alla data è quello stesso valore scritto per esteso. Sono elencati qui tutti e due perché lei possa controllare che una pagina dica quello che dice il suo file sorgente. Le frasi stampate sono in inglese, perché in inglese sono gli articoli (regola 10):

Table 1
reading_confidenceChe cosa stampa la paginaChe cosa significa
highI’m confident in thisLe fonti lo dicono in modo esplicito e le ho lette per intero. Ho fonti primarie per le affermazioni che reggono il pezzo e ho usato in prima persona la cosa che sto descrivendo.
mediumReasonably confident in thisLe fonti sostengono questa lettura, ma serve interpretazione. È documentato, con le lacune indicate nella dichiarazione dei limiti.
exploratoryThinking out loud. Treat as provisionalPosso sbagliarmi. Va letto come un ragionamento, non come un risultato.

Gli stessi tre gradini valgono in qualunque documento scriva per un cliente, dove glieli do come alto, medio o esplorativo. Un quarto non c’è. Se vede una quarta etichetta da qualche parte su questo sito, o una pagina la cui frase stampata non corrisponde alla riga qui sopra, è un errore e voglio saperlo.

Il grado di certezza riguarda le prove, non quanto mi sento sicuro.

7. Le correzioni sono pubbliche, datate e aggiunte in coda

Quando qualcosa è sbagliato, la correzione finisce con una data e la descrizione dell’errore nella pagina delle correzioni, che come tutto l’archivio degli articoli è in inglese. L’articolo riceve una nota in testa che rimanda a quella voce. Le modifiche sostanziali all’argomentazione vengono registrate. La correzione di un refuso no.

Non modifico in silenzio un’affermazione pubblicata. Le voci si aggiungono e non si riscrivono mai, comprese quelle che mi fanno fare una brutta figura. Il confronto fra software che questo dominio ospitava aveva una sua politica delle correzioni e non ci ha registrato una sola voce, per tutto il tempo in cui pubblicava valutazioni inventate. Quindi nemmeno un registro vuoto, qui, dovrebbe rassicurarla. Legga il registro.

8. Niente viene pubblicato senza revisione

Nessun processo automatico può scrivere sul ramo pubblicato. Le bozze possono essere assistite dall’IA, nel modo che la pagina delle dichiarazioni descrive per esteso, ma una persona legge ogni parola che porta il mio nome prima che esca. La pipeline precedente pubblicava direttamente su main, ogni ora, senza che nessuno leggesse, per mesi.

9. I conflitti si dichiarano sulla pagina, non in fondo al sito

Se ho un rapporto di lavoro, economico o personale con qualcosa di cui scrivo, la dichiarazione va in testa a quell’articolo. Il motivo è nella pagina delle dichiarazioni: questo sito ha messo in classifica un prodotto per cui avevo lavorato senza dirlo.

10. Gli articoli sono pubblicati soltanto in inglese

In italiano ci sono le pagine che la riguardano direttamente: chi sono, lavorare con me, contatti, now, privacy, note legali, termini, certificazioni, dichiarazioni, il colophon, i tool e questa. Tutto il resto, compresi l’archivio degli articoli, la pagina delle correzioni e il registro delle modifiche, è scritto in inglese e resta in inglese. È una dichiarazione di perimetro, non una svista, e quando da una pagina italiana parte un link verso una di quelle lo dico sul link, invece di mandarla su una pagina che magari non legge.

Questa regola nasce da un errore preciso. Una persona sola non può tenere aggiornato un archivio tecnico in quattro lingue, e farlo con la traduzione automatica è ciò che qui ha fatto il danno più duraturo: le metriche sul mio lavoro che avevo ritirato dalle pagine inglesi nel marzo 2026 sono rimaste vive nelle traduzioni italiana, araba e cinese per mesi. Finché l’errore resta in piedi nelle altre lingue, la correzione è arrivata solo a metà. Poche pagine italiane che mantengo davvero, con un rimando esplicito all’inglese per il resto: è lo scambio che ho scelto.

Ultima revisione: 5 agosto 2026.

Sources

Every source below was opened and checked on the date shown. Links open in this tab.

  1. Stanford Guidelines for Web Credibility Stanford Persuasive Technology Lab credibility.stanford.edu Accessed 5 agosto 2026