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Email e LinkedIn di Mo RezaAli, di che cosa vale e non vale la pena scrivermi, e una risposta onesta su quanto ci metto a rispondere.

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Email: [email protected] LinkedIn: linkedin.com/in/mo-rezaali

Meglio l’email. I messaggi su LinkedIn li leggo tardi e a volte non li leggo affatto.

Sono Mo RezaAli, a Messina, in Sicilia (fuso orario dell’Europa centrale). I dati di chi pubblica questo sito sono nelle note legali.

Non c’è nessun modulo di contatto

È una scelta. Questo è un sito statico senza back end, quindi un modulo o sarebbe decorativo oppure consegnerebbe il suo messaggio a un terzo che lei non ha scelto. Un modulo che in silenzio butta via quello che scrive è peggio di nessun modulo, e non avrei modo di dimostrarle che il mio non lo fa.

Un indirizzo di posta, invece, è una cosa che si può verificare: ci scrive e arriva.

Vale la pena scrivermi per

Un errore di fatto. Ha la precedenza su tutto il resto. Mi dia l’URL della pagina e l’affermazione, e una fonte se ce l’ha. Viene corretta e aggiunta, con la data, alla pagina delle correzioni, che è in inglese. Se vuole essere citato la cito, se non vuole non compare.

Una fonte che mi è sfuggita o che ho usato male. Compresi «il suo link è morto» e «quello studio dice il contrario di quello che ha scritto».

Una domanda su qualcosa che ho pubblicato. Se l’articolo non le ha risposto, è un’informazione utile sull’articolo.

Qualcosa che ho scritto su di lei o sul suo prodotto. Soprattutto se pensa che sia stato ingiusto. Le strade per la rimozione e la correzione sono nella pagina dei termini.

Una richiesta in materia di privacy. I diritti e i riferimenti normativi sono nella pagina privacy.

Una proposta di lavoro nel growth marketing, fatta direttamente da un’azienda. Ho un impiego che non sto cercando di lasciare, quindi la risposta onesta di solito è no, ma un messaggio vero scritto da una persona vera riceve una risposta vera.

Non vale la pena scrivermi per

A queste non rispondo, e dirlo qui fa risparmiare tempo a tutti e due:

  • Guest post, articoli in contributo, «abbiamo visto che non accetta guest post, però» o qualunque cosa con una bozza allegata.
  • Inserimenti di link, scambi di link, link a pagamento oppure «una piccola integrazione a un suo articolo già pubblicato».
  • Contenuti sponsorizzati, recensioni a pagamento, posizionamenti a pagamento in qualunque elenco, classifica o confronto, e proposte di affiliazione. Qui non esiste niente del genere, e la pagina dichiarazioni spiega perché.
  • Servizi SEO, di backlink o di outreach. È il mio mestiere.
  • Sequenze di vendita a freddo. Nemmeno il sollecito funzionerà.
  • Qualsiasi messaggio indirizzato a un’azienda. Non c’è nessuna azienda: c’è una persona e un sito statico.
  • Richieste di togliere la citazione di una fonte perché punta a un concorrente.

Quanto ci metto

Rispondo alle email la sera e nel fine settimana, per via del lavoro.

  • Correzioni e richieste privacy: nel giro di pochi giorni, e comunque entro un mese al massimo assoluto per tutto ciò che rientra nel GDPR, che è il termine di legge.
  • Tutto il resto: una o due settimane, onestamente. A volte di più.
  • Se passano due settimane senza risposta, lo consideri un no. Un sollecito va bene. Un secondo sollecito no.

Non ho un assistente, non ho un risponditore automatico e non ho un bollino «di solito rispondiamo in meno di un’ora». Del resto non ci crederei nemmeno sul sito di qualcun altro.

Ultima revisione: 5 agosto 2026.

Sources

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  1. Stanford Guidelines for Web Credibility Stanford Persuasive Technology Lab credibility.stanford.edu Accessed 5 agosto 2026